Dr. Martino Miccoli

Dire di no. Perché è così difficile?

Dire di no. Perché è così difficile?

Vi è mai capitato nella vita di trovarvi nella situazione di non riuscire a dire di no ad una richiesta insistente o ingiusta? Oppure di non riuscire a dire “non sono d’accordo, io la penso diversamente” in una discussione? Gli esseri umani vivono in costante rapporto tra loro e spesso può capitare che all’interno della relazione uno dei due interlocutori non si senta libero di dire quello che pensa o senta addirittura il peso di non poter dare un  NO ad una richiesta. Ma perché facciamo così fatica a dire di no?

Nella maggior parte delle situazioni che innescano in noi sensazioni ed emozioni spiacevoli, tra le quali disagio, ansia, paura, sentiamo l’imminente bisogno di cambiare quello stato. Tale condizione ovviamente non ci piace e non piacerà mai a nessuno, ma quando la proviamo è come se la nostra mente smettesse di funzionare in direzione di quello che per noi è importante e continuasse a ripetere il pensiero “devi liberarti di questa fastidiosa sensazione….devi liberarti di questa fastidiosa sensazione”, come un disco rotto. Davanti ad una sfida, che può essere rapportarsi col proprio partner, o con gli amici, o in famiglia o a lavoro ci arrivano continuamente richieste, inviti, domande e quando c’è una netta discrepanza tra ciò che vorremmo rispondere realmente e ciò che diciamo ecco che col passare del tempo il disagio aumenta, influendo anche su cosa pensiamo di noi stessi, cioè sull’autostima.

Facciamo un esempio - Il nostro capo ci chiede per l’ennesima volta di fermarci a fare degli straordinari. Il copione è sempre lo stesso: aspetta fino all’ultimo momento e il giorno stesso al mattino ci dice che c’è ancora tanto lavoro da fare e che dobbiamo fermarci. Noi nel frattempo ci siamo organizzati ed abbiamo un impegno. Ecco, davanti a questa richiesta può accadere di provare disagio e, dato il ruolo che ha il nostro capo, non riusciamo a dire di no e imporci, nonostante sentiamo di essere nel giusto. In tal caso nella nostra mente succede questo: siamo davanti ad un bivio, se pensiamo di dover rispondere di no partono in noi una serie di sensazioni spiacevoli, paura di dover discutere, e pensieri intrusivi del tipo “Vedrai che se dico di no si arrabbia, discutiamo e ci rimetto io”. Nell’immediato appare molto più semplice assecondare la richiesta, perché se diciamo di sì quelle brutte sensazioni di cui parlavo prima cessano immediatamente, evitiamo il conflitto. Ma gli effetti a lungo termine, che nell’immediato non si vedono, si accusano soprattutto sull’umore, sull’autostima e sul proprio senso di sicurezza. Inoltre, assecondando continuamente, inneschiamo un meccanismo di reazione a catena secondo cui il nostro capo la prossima volta metterà in atto lo stesso copione, visto che finora abbiamo sempre dato la nostra disponibilità. Dire di NO la volta successiva sarà sempre più difficile, ci verrà sempre più spontaneo l’istinto di scappare da quella situazione, dicendo di SI’.

Per imparare a dire di NO, quando sentiamo che è giusto farlo, dovremmo:

  • Essere disponibili a provare quelle sensazioni spiacevoli da cui vogliamo immediatamente scappare e ciononostante esprimere il nostro parere, il nostro NO. Ci accorgeremo che le paure nella nostra testa prima dell’evento sono intense ma dopo aver affrontato la situazione si ridimensionano. E’ come liberarsi di qualcosa ma nella direzione giusta.
  • Pensare che non è colpa nostra se siamo stati messi nella situazione di dire di NO. Nell’esempio precedente, noi potremmo anche mediare ed essere disponibili agli straordinari se solo avessimo la possibilità di saperlo prima ed organizzarci per tempo. In breve, argomentare il NO come qualcosa di non assoluto ma relativo alla richiesta che è arrivata all’ultimo momento. Magari potremmo aggiungere che per le volte successive saremo disponibili se potremo organizzarci per tempo. In questo modo condividiamo la responsabilità della scelta che facciamo con il capo, senza sentire che è una decisione totalmente nostra e senza dare l’idea di non essere interessati ai problemi lavorativi dell’azienda.
  • Pensare anche: “Perché io devo avere dubbi sul mio NO se dall’altra parte non è stato fatto niente per agevolare la mia disponibilità? Non sono io che me ne frego e non ci tengo. Semplicemente non sono stato messo nelle condizioni di poter essere disponibile e dire di SI’.

Cominciare o almeno provare a modificare una nostra risposta abitudinaria, quale quella di assecondare anche le richieste più insistenti, può innescare un meccanismo, questa volta positivo, che volta dopo volta ci renderà sempre meno faticoso il compito di dare un NO e chissà, tornando all’esempio precedente, forse porterà il nostro capo a riflettere per tempo sul fatto che non siamo sempre disponibili, a meno che non veniamo messi nella condizione di poterlo essere.




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Ultima modifica:16/10/2015